DA CENTRO STUDI A FONDAZIONE
La “Fondazione Salimbeni per le Arti Figurative” viene Istituita nel 1990, quando succede al “Centro Studi Lorenzo e Jacopo Salimbeni”, costituito nel 1982 dal Comune di San Severino Marche. Il Centro aveva dato vita al “Premio Lorenzo e Jacopo Salimbeni per la Storia e la Critica d’Arte”, che veniva assegnato a studiosi italiani e stranieri per i lavori compiuti su figure, monumenti, opere e fenomeni artistici del nostro Paese.
La Commissione Giudicatrice era all’epoca composta da Giuliano Briganti (università di Roma), Raffaello Causa (Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli), Mina Gregori (Università di Firenze), Pietro Zampetti (Università di Urbino), Federico Zeri (Critico d’Arte).
Al momento della cessazione dell’attività del Centro la Fondazione ne rileva il Patrimonio artistico, culturale e materiale, così come la tradizione del Premio per la Storia e la Critica d’Arte.
Tale prestigioso premio fu istituito, fra gli altri, proprio su iniziativa di Federico Zeri, come racconta il Prof. Giorgio Zampa, già Presidente della Fondazione:
“A Zeri si deve l’idea di un luogo appartato, distante dai grandi centri di cultura, e tuttavia di una sua civiltà, illustrato da artisti locali o acquisiti, affiancati, fino al secolo scorso, da eruditi, da botteghe di artigiani peritissimi, da un modo di vita semplice e raffinato, a completare quello di una varia, vasta, a tratti incantevole campagna; […] si pensò ad un riconoscimento che andasse ad un’opera dedicata ad un lavoro, ad un artista, ad un’epoca che riguardasse l’arte italiana. Fu interpellato Pietro Zampetti, attivissimo generoso critico d’arte, sempre disponibile a iniziative come quella proposta, che giovassero a far luce su territori o nomi poco conosciuti; Zampetti accettò subito e […] si ebbe la partecipazione dello stesso Zeri: in Italia, fece notare, nessun Premio era dedicato a studi sull’arte italiana. Fu Zeri a tenere il discorso inaugurale del 1983”.
Quando, nel 1983, il "Premio Salimbeni" fu assegnato per la prima volta (ad essere premiato fu Franco Mazzini, autore dell’opera “I Mattoni e le pietre di Urbino” –editore Aralia, Urbino-) ebbe da subito grande riscontro di critica addetta ai lavori, tanto che “Il Giornale dell’Arte” arriva a definirlo come “…l’unico in Italia nel campo della storiografia e della critica d’arte ed ha come unico equivalente il prestigioso premio Mitchell conferito annualmente al Metropolitan di New York”.
La Fondazione Salimbeni trova la sua giusta collocazione nel paese di San Severino Marche, che ha dato i natali ai Fratelli Salimbeni (è nota la data di nascita di Lorenzo Salimbeni, 1374, e nulla o poco si sa del fratello Jacopo), illustri esponenti della civiltà artistica dell’Italia centrale del Quattrocento. Questi due artisti si sono distinti per il loro carattere rustico e raffinato, cosmopolita e paesano, attento a correnti e figure contemporanee, ma anche appunto fedele al proprio fondo terragno.
Sin dalla sua istituzione la Fondazione è attiva nel proporre e realizzare progetti di elevato spessore culturale, seminari, corsi di aggiornamento, convegni, e mostre, oltre a pubblicazione di titoli di eccezionale peculiarità nel contesto della tradizione critica d’arte.
Tutte le attivita’ sopra citate hanno una duplice motivazione. Da una parte si intende con esse dare rilievo a studiosi, opere, iniziative, che pur interessando cerchie sempre piu’ vaste - come e’ dimostrato dal numero di visitatori di mostre e di lettori di opere ad ampia diffusione - richiedono impostazione rigorosamente scientifica. L’arte, bene primario dell’Italia, e’ diventata, e sempre piu’ nel futuro diventera’, anche un fenomeno di massa che, come tale, interessa aspetti tra loro diversi, anche di carattere economico e sociale.
Nello stesso tempo la Fondazione, che si vuole indipendente da qualsiasi istituzione politica, accademica o altro, ha scelto di operare in un piccolo centro, nel cuore di una provincia ricca di notevoli tradizioni artistiche e sede di attivita’ industriali a livello mondiale, per consentire un attivo riesame del proprio passato ed una conoscenza del proprio territorio tra i meno noti d’Italia.